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A questa
escursione è consigliabile dedicare un'intera giornata, organizzando il
pranzo al sacco ed approntando l'equipaggiamento adeguato al percorso di
campagna, che prevede anche il guado di piccoli corsi d'acqua, il
superamento di asperità del terreno e altre piccole difficoltà di
ordine naturale che, se previste, giovano ad una maggiore aderenza
all'ambiente.
San Giovenale si trova sulla strada di Civitella Cesi; vi si arriva, da
Blera, imboccando la Strada Provinciale Monteromanese e superando la
Valle del Biedano sul moderno viadotto in cemento armato. Al bivio in
località Fontanile delle Trocche, si gira a sinistra per Civitella Cesi.
Alla sommità della prima salita, in località Formello, sul lato destro
della strada, sono visibili i resti di un mausoleo e di una villa
rustica romana. Dopo la discesa, la strada si addentra nel suggestivo
bosco di Macchia Nuova e ne esce in prossimità del bivio per San
Giovenale da dove, girando a destra, dopo un chilometro di strada
asfaltata, si giunge nella zona archeologica, scavata dalla Missione
Svedese, che ha operato per circa dieci anni, dalla metà degli anni
cinquanta alla metà degli anni sessanta. L'area dello scavo dista da
Blera circa 7 Km.
Il lavoro degli archeologi svedesi ha riportato alla }uce un abitato
etrusco del periodo arcaico (VII sec. a.C.). L'insediamento occupava un
lungo altopiano tufaceo, alla confluenza del Fosso del Pitale nel
Torrente Vesca ed era naturalmente fortificato dalle alte pareti, a
strapiombo su questi due corsi d'acqua. Con il ritrovamento di fondi di
capanne relativi all'Eta del Bronzo e all'Età del Ferro, si è potuto
stabilire che l'uomo abitava il pianoro di San Giovenale già in epoca
preistorica e protostorica, a partir`e dal XV - XIV secolo a.C: Saggi di
scavo sono stati effettuati su tutto il piano e numerose tombe sono
state scavate nelle vaste necropoli circostanti; quasi tutto è stato,
dopo accurati rilievi, ricoperto e soltanto due aree, una ad est e
l'altra ad ovest del castello, data la loro importanza per lo studio
dell'urbanistica etrusca del periodo arcaico, sono state lasciate aperte
e protette da due capannoni.
Per visitare l'acropoli, si deve seguire la strada che, a destra,
costeggia la recinzione e sale verso il castello medioevale. Arrivati
sotto il muro orientale di questo maniero, a sinistra, è possibile
entrare nella recinzione ed arrivare al grande capannone che protegge la
parte dell'abitato etrusco meglio conservata. Dall'alto di una
passerella, appositamente costruita'si ha una visione completa delle
piante delle case, dei pazzi, dei focolari e delle mura perimetrali
delle abitazioni, che si conservano ancora per alcuni filari di grossi
conci di tufo, senza malta. Nella zona circostante, fuori del capannone,
sono visibili in superficie,
resti di altre case, pazzi, pestarole, il tracciato di una strada antica
con solchi delle ruote dei carri ed altre modifiche del banco tufaceo,
testimoni della vastità dell'abitato che investiva tutto il piano di
San Giovenale. Il castello dei Di Vico (XIII secolo) sbarra l'accesso
alla parte occidentale dell'acropoli; le sue mura, come si può
facilmente osservare, spiccano direttamente dalla preesistente
fortificazione etrusca. Poco distante dal castello, ad ovest, la rovina
della piccola Chiesa di S. Giovenale, emerge dalla campagna; sparse qua
e là si vedono altre strutture murarie databili, come la chiesa, tra il
XIII e il XIV secolo. Queste sono le ultime testimonianze della presenza
umana in San Giovenale; questo insediamento, di origine preistorica, è
inspiegabilmente morto circa sei secoli or sono e non è più risorto,
allo stesso modo di altre antiche città vicine: Luni sul Mignone, San
Giuliano, Monterano e Norchia. Oggi, aggirarsi tra queste romantiche
rovine, diventa estremamente pericoloso; la secolare maledizione che ha
colpito queste zone continua a produrre i suoi effetti e i ruderi devono
sopportare, oltre alle naturali offese del tempo, l'ingiuriosa
negligenza degli istituti statali competenti.
Un fossato, largo circa quattro metri, scavato probabilmente a scopo
difensivo, taglia trasversalmente l'acropoli, a 150 metri dal muro
occidentale del castello. Ancora più ad ovest si trova l'altro
capannone protettivo, più piccolo del primo ma di grandeimportanza per
le strutture delle case estrusche, i pozzi e altre opere urbane ché si
trovano sotto di esso. L'ambiente più interno della casa che si trova
davanti al cancello di ingresso, presenta un vespaio, costituito di
ciottoli calcarei di origine fluviale, a forma di U: si tratta del
"triclinium" che siamo abituati a veder riprodotto
nell'architettura funeraria etrusca. Per raggiungere la punta estrema
dell'acropoli, bisogna procedere verso ovest; qui sono visibili tracce
di fortificazioni con grandi blocchi di tufo messi in opera senza malta.
Da questo punto, la vallata del Vesca offre un indimenticabile
spettacolo naturale.
Dopo l'acropoli, è opportuno visitare almeno una parte delle vaste
necropoli che circondano San Giovenale: Grotte Tufarina, Porzarago, Le
Grotticelle, Le Poggette, Cammerata, Montevangone e Il Terzolo.
Proprio di fronte al primo capannone, verso nord, si trova la necropoli
del Porzarago dove, tra i tumuli etruschi, sono state rinvenute tombe a
pozzetto, contenenti la tipica urna cineraria biconica villanoviana.
Notevole è la tomba P. IX, detta anche "della Regina",
costituita da uno stretto dromos e da due camere, messe in comunicazione
da una porta e due finestrelle. Nella prima camera, a sinistra, c'è un
letto che presenta alle estremità due triangoli (timpani) ricavati nel
tufo: si tratta di un letto femminile, fatto a forma di madia.
L'altra sepoltura della prima camera è maschile, mentre nella seconda
camera i letti sono tre, disposti a "triclinium" e quello
addossato alla parete di fondo presenta i timpani secondo la foggia
femminile.
La necropoli orientale è separata dal primo capannone dalla strada che
scende verso la vallata del Vesca. Vi si accede passando attraverso una
piazzetta sepolcrale sulla quale si aprono sei tombe, quattro a destra
del sentiero e due a sinistra che meritano di essere visitate per la
loro architettura interna. Oltre questa Piazzetta sepolcrale, sul piano,
numerose sono le tombe di tipo arcaico con volta ad ogiva, aperta in
alto e coperta con grossi blocchi di tufo. Tutto il piano, detto
"Le Grotticelle", è stato, per decenni, battuto dagli
scavatori clandestini, fino all'esaurimento delle tombe.
Per visitare le necropoli meridionali, oltre il Vesca, occorre tornare
indietro e discendere per la strada che passa sotto l'acropoli. Ben
presto, su questa strada, si incontra un bel fontanile: qui si può
sostare per riposare e rifocillarsi, prima di arrivare al guado del
torrente, nel punto di confluenza del Fosso Pietrischio. Interessante,
anche se difficoltosa, è la visita alla necropoli di Castellina in
Cammerata che si raggiunge risalendo il corso del Vesca fino al Fosso di
Cammerata, facilmente superabile, e inerpicandosi sulla rupe,
disseminata di tombe di tipo rupestre. Raggiunta la sommità, si
trovano: una grande tomba a dado ricca di decorazioni, specialmente
all'interno, tumuli e tombe arcaiche.
Dopo il guado, seguendo la strada che sale a Cammerata, si può visitare
la necropoli di Montevangone che si estende, nella folta boscaglia con
tombe di ogni genere, tra il Terzolo e il corso del Vesca. Non è
possibile indicare un preciso itinerario per il fatto che non esistono
sentieri transitabili quindi, la ricerca delle tombe (quasi tutte
scavate dai clandestini), può riservare notevoli emozioni.
Civitella Cesi dista da San Giovenale 2 Km.: al bivio si gira a destra,
si attraversa il piano del Vignale e, dopo una serie di tornanti, si
giunge in vista del paese, arroccato su uno sperone di tufo, secondo la
tipologia ricorrente negli abitati di questa zona.
Le costruzioni maggiori del paese sono la chiesa e il Castello Torlonia
ma, altrettanto degne di considerazione, sono le stradino e le case del
piccolo centro storico. La presenza, nelle immediate vicinanze, di
alcune necropoli etrusche, fa desumere che già in tale epoca il sito di
Civitella fosse abitato. La gente del posto, onesta e laboriosa, si
distingue anche per lo spiccato senso dell'ospitalità. |