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Questa
escursione è particolarmente impegnativa dal punto di vista fisico e
presenta un duplice carattere: le rilevanze archeologiche e il percorso
naturalistico, per cui occorre spendere un'intera giornata, prevedendo
il pranzo al sacco. A questo scopo, le sorgenti di Lini e di Luni
offrono ottima e fresca acqua potabile, nonché accoglienti luoghi per
la sosta. Per visitare l'antica città di Luni, disabitata da secoli,
come S. Giovenale, occorre attraversare grandi estensioni di territorio
in cui i corsi d'acqua non sono interessati da alcun fenomeno di
inquinamento; il bestiame brado e gli animali selvatici popolano queste
zone disertate dall'uomo e la vegetazione spotanea cresce rigogliosa. Lo
stato di abbandono di queste terre si è accentuato dopo la
soppressione, all'inizio degli anni sessanta, della linea ferroviaria
Capranica-Civitavecchia. L'acropoli di Luni dista da Blera circa 10 Km.,
dei quali solo otto sono percorribili in macchina. Vi si arriva
percorrendo la Strada Provinciale Monteromanese fino alla Stazione di
Civitella Cesi e, dopo quest'ultima, girando a sinistra sulla Strada
Dogana che si abbandona all'altezza del Fontanile di Valle Vergine,
prendendo, a destra, la Strada delle Pozze. Da questo punto si segue la
strada che corre parallela alla vecchia ferrovia, fino a Ponton
Serignano, dove è opportuno lasciare la macchina e proseguire a piedi.
Dopo una ripida discesa e un'altrettanto ripida salita in direzione
ovest, si arriva al piano del Vignolo, dove sono riconoscibili tracce di
strutture abitative, specialmente dopo le periodiche arature. Sul
versante del Vignolo che guarda la vallata del Torrente Vesca, un antico
sentiero scende alla valle denominata dagli svedesi "Tre Erici".
Conviene seguire un sentiero che costeggia il ciglio della rupe
meridionale, per arrivare ad una radura, dominata ad ovest dall'acropoli
di Luni e a nord dal Monte Fornicchio. Il sentiero suddetto, poco prima
di questa radura, presenta una deviazione che scende al livello del
Vesca e raggiunge la Fontana di Luni, famosa per l'ottima acqua che vi
sgorga e per il luogo, particolarmente invitante alla sosta .
Una grande pestarola si trova sul limite meridionale della radura di Tre
Erici e altre, di minori dimensioni, sono sparse nella boscaglia. Prima
di raggiungere l'acropoli, è opportuno visitare Monte Fornicchio; lungo
il sentiero che sale si incontra una singolare grotta la cui camera, a
pianta pressocché circolare, presenta canaletti radiali scavati nel
pavimento. Sulla cima del Fornicchio si trova un'ampia piattaforma
tufacea, fittamente disseminata di buchi di varie dimensioni: sono gli
alloggiamenti dei pali che, nell'abitato preistorico, erano adoperati
per la costruzione delle capanne.
Si arriva all'acropoli di Luni sul Mignone da est, attraverso un ripido
pendio; essa è circondata da tre corsi d'acqua: il Mignone, confine
naturale tra le province di Viterbo e Roma, che scorre ad ovest, il
Vesca, che confluisce nel Mignone proprio sotto l'acropoli, a sud e il
Canino a nord. A settentrione, oltre la vecchia ferrovia, sono le
Macchie di Blera mentre le Montagne della Tolfa, coperte di boschi, si
stagliano nel cielo, a mezzogiorno. Appena saliti sul piano dell'antica
città, si incontra la poderosa muratura del castello che fortificava la
punta orientale. Sui bordi dell'acropoli, a tratti, sono ancora visibili
le mura della città etrusca. A distanza di circa un ventennio, la
vegetazione ha, quasi ovunque, ricoperto le aree di scavo e rende
complicata, al visitatore, la loro ricerca. La chiesa medioevale,
ubicata a circa cento metri ad ovest del castello, attualmente è
ricoperta da un enorme ed intricato cespuglio di rovi e arbusti. A nord
della chiesa c'è una casa etrusca, prossima all'antica strada che
scende al Fosso Canino. Una parte dell'insediamento della Età del Ferro
si trova poco più avanti, sul ciglio della rupe settentrionale; segue
un altro tratto di mura perimetrali etrusche, molto ben conservato. Tra
due fossati, che tagliano trasversalmente l'acropoli, al centro, si
trova l'insediamento appenninico, formato da tre lunghe case
rettangolari. La cultura Appenninica si è sviluppata durante l'Età del
Bronzo (XV - XI sec. a.C.) nell'Italia Centrale ed è caratterizzata da
un tipo di economia pastorale, legata alle transumanze. Nel pressi
dell'estremità occidentale di Luni, oltre una strada antica, c'è una
costruzione eccezionale: la grande capanna dell'Eta del Ferro, monumento
destinato probabilmente al culto, costituito da un'enorme fossa larga m.
9, lunga 18 e profonda 6, veramente unico nel suo genere.
Una chiesa cristiana, parzialmente scavata nella roccia, occupa la parte
meridionale di questa costruzione. Alcune tombe cristiane a fossa sono
disseminate nei dintorni della chiesa. Prima che i lavori della ferrovia
tagliassero la stretta lingua di roccia che univa Luni a Monte Fortino,
le due località erano messe in comunicazione da una strada antica.
Oggi, per arrivare a visitare la necropoli etrusca di Monte Fortino, si
deve affrontare una lunga e scomoda passeggiata. Si può scegliere di
scendere dall'acropoli verso il Mignone e seguire il corso del fiume,
sulla riva destra, passando sotto il suggestivo ponte della ferrovia,
fino alla confluenza del Canino. E' consigliabile però seguire l'antica
strada che, a settentrione, passando vicino alla casa etrusca, scende a
valle e arriva alla ferrovia. Dopo la diroccata Stazione di Monteromano,
seguendo a destra il corso del Fosso Canino, si arriva alla Pianaccia
dove, 50100 metri prima della confluenza nel Mignone, si attraversa il
corso d'acqua suddetto e ci si addentra nella macchia in cui si trova la
Tomba delle Cariatidi.
All'esterno questa tomba ha scolpito in rilievo il motivo della falsa
porta mentre all'interno presenta pilastrini addossati, sostenenti una
cornice continua aggettante, sulla quale sono impostate due teste umane
a sorreggere il soffitto. E' possibile seguire, al ritorno, il sentiero
che risale il Mignone fino alla confluenza del Vesca; di qui proseguire
fino alla Fontana di Luni e poi alla Fontana di Canalicchio, sopra la
quale sono ubicate le necropoli etrusche di Ponton Spaderna e Pianarola,
sempre pertinenti a Luni. Da Canalicchio, per un breve ma ripido tratto
di strada, si raggiunge Ponton Serignano, luogo in cui era stata
lasciata la macchina.
A questo punto è utile fornire alcune notizie sui lavori svolti
dall'Istituto Svedese di Studi Classici in Roma, durante quattro
campagne di scavo della durata di sei settimane ciascuna.
Nella prima campagna (1960) furono aperte trincee esplorative
sull'acropoli, fu scoperta la cinta muraria etrusca, fu scoperto
l'abitato preistorico di Monte Fornicchio e scavate alcune tombe
etrusche arcaiche nelle vicine necropoli di Ponton Spaderna e Pianarola,
oltre il Vesca.
Nella seconda campagna (1961) fu preso in esame il castello che si trova
sull'estremità orientale e fu scoperta la prima casa appenninica, al
centro dell'acropoli.
Durante la terza campagna (1962) furono scoperte le altre due case
appenniniche e vennero alla luce alcuni frammenti di ceramica micenea,
importantissimi per stabilire rapporti cronologici tra le civiltà egee
e quelle del Mediterraneo.
Nella campagna conclusiva (1963) furono trovati altri frammenti micenei,
fu svuotata la grande capanna dell'Eta del Ferro, lo scavo di alcune
trincee in località Tre Erici diede una interessantissima stratigrafia
dal neolitico all'Età del Ferro, fu scavata la casa etrusca a nord
dell'acropoli e presa in esame la Tomba delle Cariatidi a Monte Fortino. |