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La considerevole quantità
di portali, finestre, stemmi, murature e particolari architettonici di
ogni epoca che caratterizzano il centro storico blerano, ci danno, nella
loro sovrapposizione, l’idea della continuità della vita in Blera nel
corso dei secoli. Possiamo iniziare ad esaminare la città di Blera da
Piazza Papa Giovanni XXIII, detta anche "Piazza Nova" in quanto ricavata
recentemente (anni ’60) dalla demolizione della porta meridionale,di un
moncone di torre, della cinta muraria e di un giardino. Nella parte
settentrionale della Piazza Nova, a sinistra, dopo una breve discesa,
c’è una fila di arcosoli scavata nella parete di tufo che indica il
tracciato dell’antica strada che scendeva verso il Rio Canale.
Raggiungendo la località "Orto Silvano" e affacciandosi sulla vallata
del Rio Canale, si possono vedere le necropoli rupestri di Ponton
Graziolo, il Terrone e la Casetta, a tratti nascoste dalla vegetazione.
In tempi recenti,l’Orto Silvano (o "Sarvagno") è stato oggetto di una
incontrollata espansione edilizia che ha portato alla distruzione di
alcune tombe e di un colombario. Uscendo dalla porta meridionale in Via
Umberto I, è possibile ammirare il complesso della "Fontana", datata
1877 e costituita dal "Beveratore" (abbeveratoio), dal "Mascarone"
(fontana) e dal "Lavatore" (lavatoio pubblico); per realizzare quest’opera
fu necessario tagliare in questo punto l’antico acquedotto che riforniva
Blera con l’acqua di una sorgente del Rio Canale. Il Lavatore è coperto
da una terrazza dalla quale è possibile ammirare la spettacolare vallata
del Biedano (dal ponte moderno al ponte medievale della Fontanella). In
corrispondenza della zona della Fontana, passando sotto la volta a botte
che sostiene il Lavatore, un ramo della Via Clodia entra in Blera.
Davanti alla Fontana troviamo la Chiesa del Suffraggio e tornando alla
volta del paese, si incontra prima un altro belvedere verso il Biedano e
poco dopo ciò che resta delle due porte. Proseguendo dentro il paese,
per Via Roma sono situati sul lato destro il Palazzo Tornaforte,
attualmente sede dell’Amministrazione Comunale. Quasi di fronte al
Comune, n Piazza della Rocca, c’è il Palazzo del Barone (o Palazzaccio),
antica dimora degli Anguillara distrutta nel XVI secolo durante una
sommossa del popolo ribellatosi al Barone e ricostruita nella seconda
metà del XIX secolo. Attraverso il Largo delle Carceri si entra in Via
dei Pozzi, così denominata dall’abbondanza di pozzi, cisterne e
cunicoli nel sottosuolo. Scendendo per questa via, sul lato destro c’è
l’Asilo Vecchio, appartenuto un tempo alle Maestre Pie Venerine: questo
palazzo all’interno si articola in numerosi e ampi locali che, una volta
resi idonei, dovrebbero ospitare un Centro Culturale Polivalente.
Proseguendo per Via dei Pozzi si arriva in Piazza S. Maria,dominata
dalla Chiesa Collegiata intitolata a Maria Assunta in Cielo e San
Vivenzio. Sul lato sinistro, guardando la Chiesa, sono visibili
caratteristici portali e finestre cinquecentesche, sull’architrave di
una delle quali è riportata un’iscrizione e la data 1538. Al centro
della piazza si trova un punteale di marmo, datato 1538, da cui i
blerani attingevano l’acqua conservata nella grande cisterna che si
trova nel sottosuolo della piazza stessa. La facciata esterna della
Chiesa Collegiata, eccettuato il portale marmoreo (sormontato dal busto
di San Vivenzio), è relativa alla radicale ristrutturazione operata
nella seconda metà del XVIII secolo,che ha modificato completamente
anche l’interno dell’antica Chiesa. Altri successivi lavori di
ristrutturazione hanno interessato l’edificio sacro:la Chiesa attuale
sorge sulle rovine di quella romanica, di cui restano la cripta e alcuni
avanzi della muratura originale nella parte esterna del transetto.
L’interno è costituito da tre navate separate da pilastri in muratura
che hanno inglobato le antiche colonne; il dislivello esistente tra il
piano dell’abside, del coro e del transetto e il resto della Chiesa è
dovuto alla costruzione della cripta, avvenuta riutilizzando colonne e
capitelli classici, sul luogo dove la tradizione indica la tomba di San
Vivenzio. L’altare maggiore è costituito da una cassa di sarcofago
marmoreo romano (di età imperiale), con tre lati scolpiti in
bassorilievo(rappresentazione della caccia di Adone al cinghiale
calidonio). Dietro l’altare maggiore,nell’abside, c’è una tela dipinta
da Vincenzo Milione (1874), raffigurante l’assunzione in cielo della
Madonna; nella seconda cappella invece troviamo la grande tela di
Antonio da Bassano raffigurante in alto la Vergine Assunta in cielo con
il Bambino, sotto San Domenico e Santa Caterina, ed in basso Papa Sisto
V e la Priora della Confraternita. Sopra l’altare della seconda cappella
della navata destra (intitolata a San Vivenzio), è possibile ammirare la
Madonna delle Lacrime di autore ed epoca ignoti. Nella prima cappella
della navata di destra, dedicata al SS.Sacramento, si trova un grande
stendardo in tela raffigurante un ostensorio sotto il quale pregano San
Sensia e San Vivenzio e la Madonna Assunta in cielo. Usciti dalla chiesa
e attraversata Piazza dei Papi, all’inizio di Via degli Eroi a
sinistra,si entra nella zona delle "Stallacce"; proseguendo da qui si
arriva al il "Monnezzaro", dal quale si può controllare il tracciato
della Via Clodia, e poco più avanti, Via degli Eroi incontra Via
Claudia.
Seguendo Via Claudia per qualche decina di metri si arriva alla porta
settentrionale, separata da Petrolo da una profonda tagliata
fortificazione, detta "La Rocca".
Tornando all’interno del paese, e più precisamente in Via Monteroni, si
giunge, attraverso Via Garibaldi, in Piazza Mazzini, dove è possibile
ammirare la bella facciata del "Palazzo del Cavaliere", di gusto
barocco. |