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Le testimonianze
archeologiche consentono di collocare l'origine dell'impianto
urbano di Blera, una delle città più importanti dell'Etruria
interna, nella seconda metà dell'VIII secolo a. C. Tuttavia,
prima della fase urbana, sono documentati nel territorio numerosi
insediamenti umani, riferibili al Neolitico e all'Eneolitico.Nell'Età
del Bronzo (XVIII-X sec. a. C.) si assiste ad un aumento numerico
delle presenze sia in "aree difese" da un punto di vista
geomorfologico, chiamate localmente "pontoni" o "castelline",
sia in siti apparentemente privi di difese naturali. A questo
periodo risale la prima occupazione dell'altura di Blera-Petrolo.Relativamente
alla Prima Età del Ferro (IX sec. a. C.) si registra una, forse
apparente, assenza di documentazione archeologica. Fu quindi la
favorevole congiuntura vissuta dall'Etruria nel Periodo
Orientalizzante, (seconda metà dell'VIII sec. a. C.) che
determinò la formazione dell'organismo urbano sul pianoro tufaceo
difeso dalle profonde gole di erosione del Biedano e del suo
affluente Rio Canale.In età arcaica, in particolare nel corso del
VI sec. A. C., per la sua posizione al centro di un quadrivio che
collegava Tarquinia e Cerveteri con l'Etruria interna, Blera
attraversò un periodo di grande floridezza economica, attestato
oggi dalle vaste necropoli che la circondano, in particolare da
quelle rupestri che esibiscono monumenti funerari
architettonicamente pregevoli.Nel V sec. a. C., nel quadro di un
generale declino della potenza economica delle metropoli etrusche
della costa medio-tirrenica, Blera visse una fase di recessione da
cui si risollevò intorno alla metà del IV secolo a. C., al tempo
della tregua
quarantennale relativa alle guerre romano-tarquiniesi.
Per effetto del processo di romanizzazione di questa parte dell'Etruria,
svoltosi nel corso del III secolo a. C., per il distretto blerano
si inaugurò un nuovo periodo di floridezza, determinato dalla
costruzione della Via Clodia, una delle principali arterie del
sistema stradale romano, rimasta in uso fino a tutto l'Alto
Medioevo.L'omologazione politico-amministrativa fu completa nella
prima metà del I secolo a. C. quando Blera divenne municipium e
il suo territorio fu organizzato, per lo sfruttamento agricolo, in
una moltitudine di insediamenti rustici, la maggior parte
minuscoli o di modesto sviluppo areale, alcuni, invece, di
maggiori proporzioni, con lussuosi edifici residenziali, impianti
termali, mausolei ed altri manufatti tipici di vere e proprie
villae gentilizie.Questo assetto si mantenne per tutto il periodo
imperiale, finché le invasioni barbariche non lo sconvolsero
completamente. Tuttavia, pur subendo un drastico
ridimensionamento, per tutto l'Alto Medioevo Blera conservò la
dignità di civitas e quindi la qualità di punto di riferimento
politico e religioso nell'ambito della Tuscia, sia per il fatto di
essere attraversata dalla Via Clodia, sia perché diocesi di
antica origine, attestata dalle fonti con una serie di sedici
vescovi tra il V e l'XI secolo.Tracce di insediamenti monastici
primordiali si conservano nel toponimo Monte Monastero e nella non
meglio identificata Massa Gratiliana. Nella storia della Chiesa
Blera occupa un posto di primo ordine per la figura del santo
patrono Vivenzio, primo vescovo della diocesi, per essere stata al
centro dell'attività evangelizzatrice di s. Senzia e per aver
dato i natali a due papi: Sabiniano I (604-606) e Pasquale II
(1099-1118).Durante la Guerra Gotica (535-553) acquistò
importanza strategica come roccaforte bizantina e tale ruolo
continuò a rivestire anche con l'avvento dei Longobardi quando,
particolarmente durante il secolo VIII, fu uno dei principali
punti di forza della linea di confine tra Tuscia romanorum e
Tuscia longobardorum. Liutprando la conquistò nel 738 ma nel 742
la restituì a papa Zaccaria insieme a Sutri: da questa importante
donazione ebbe origine il Patrimonium Beati Petri e quindi lo
Stato della Chiesa.Desiderio, ultimo re dei Longobardi, la
distrusse nel 772
e Carlo Magno la restituì alla Chiesa nel 774.
Blera cessò di essere sede vescovile nel 1099 quando il suo
territorio e quello della diocesi di Centumcellae furono unificati
sotto il vescovo di Tuscania. Dal XIII al XV secolo seguì le
alterne fortune della famiglia Di Vico, proprietari di un vasto
feudo tra Viterbo e il massiccio tolfetano, i cui componenti
furono protagonisti di una politica oscillante tra papato e
impero, nell'intento, mai riuscito, di creare uno stato autonomo
nella Tuscia.Al principio del XV secolo, papa Bonifacio IX
concesse ai conti Anguillara il feudo di Blera, da questi
governato tirannicamente fino al 1465, anno della scomunica di
Francesco e Deifobo Anguillara e della loro sconfitta da parte
dell'esercito pontificio guidato dal cardinale Niccolò
Forteguerri.In questo frangente il popolo di Blera si sollevò
contro gli Anguillara ed ottenne, dal pontefice Paolo II, una
bolla contenente numerosi privilegi. Da questo momento e per circa
mezzo secolo Blera fu amministrata direttamente dalla Camera
Apostolica. Nel 1497 papa Alessandro VI nominò il figlio Cesare
Borgia signore di Blera che la tenne fino alla morte avvenuta nel
1503. Da allora e fino al 1515 fu amministrata, tramite un
vicario, dal cardinale Raffaele di S. Giorgio.Papa Leone X, in
quell'anno, nominò commissario della "terra di Bieda"
Girolamo Vicentino e, nel 1516, per estinguere un debito di oltre
cinquemila ducati d'oro, la offrì in feudo a Lorenzo degli
Anguillara di Ceri. Alla morte di Lorenzo il feudo passò al
figlio Lelio che governò fino al 1572, anno in cui morì senza
eredi, per cui Blera tornò sotto la diretta amministrazione della
Camera Apostolica e vi rimase fino al 1870. Nel 1870, come tutti i
territori dello Stato Pontificio, Blera venne annessa al Regno
d'Italia. |